Cuba si colloca al 160esimo posto su 180, nella classifica 2026 di Reporter senza frontiere (Rsf) sulla libertà di stampa. La valutazione riflette un sistema socialista monopartitico, dove i media sono statali e il giornalismo indipendente è illegale o clandestino. Secondo il documento di Reporters sans frontières (Rsf), nel gennaio 2026 si registrano 114 aggressioni contro giornalisti. Di queste, 69 sono detenzioni arbitrarie. Il dato segna un aumento del 430% rispetto a gennaio 2025. Tra i casi citati c’è quello del giornalista Henry Constantín – direttore del portale on line “La Hora de Cuba”, e vicepresidente regionale per Cuba della Sociedad interamericana de prensa (Sip) – che è fermato più volte nello stesso mese, ed è sottoposto a divieto d’espatrio dal ’19.

Il quadro è rigido, ma a differenza di altri contesti, i giornalisti non sono esposti a violenze letali da parte di mafie o gruppi armati legati al potere. Un elemento che distingue l’Isola da altri scenari più instabili. Nella classifica globale, i primi tre posti sono occupati da Norvegia, Paesi Bassi ed Estonia. Agli ultimi tre, Eritrea, Corea del Nord e Cina. Cuba precede comunque Sudan, Iraq e Turchia. L’Italia è al 56esimo posto, e fa peggio di Costa d’Avorio e Ucraina. Il report conferma un trend globale negativo: oltre il 52% dei Paesi presenta condizioni difficili o molto gravi per la libertà di stampa.

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