Nel pieno della crisi cubana, la pressione di Washington assume i contorni di una guerra psicologica. L’ultima mossa è arrivata giorni fa, quando il Tesoro ha inserito undici dirigenti nella lista dei soggetti sanzionati. Tra questi, figurano anche tre ministri. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha reagito minimizzando l’impatto delle misure, e rilevando che nessuno dei dirigenti colpiti possiede beni o conti sotto giurisdizione statunitense. Secondo Díaz-Canel, le sanzioni alimentano «la guerra economica», e intimidiscono Paesi e imprese stranieri, interessati a commerciare. Intanto i media governativi parlano apertamente di offensiva mediatica. Del resto il portale “Axios” ha pubblicato indiscrezioni attribuite a fonti del Dipartimento di Stato.

Dai colloqui Washington – L’Avana, fino al caso dei droni, gli articoli del sito appaiono come parte di una strategia. Anche altri media rilanciano scenari aggressivi. La rivista “Politico” scrive che nell’Amministrazione Trump si discute della possibilità di un’azione militare, dopo che sanzioni e blocco non hanno prodotto il rapido collasso sperato. E poi è stata formalizzata l’incriminazione contro l’ex presidente Raúl Castro, per l’abbattimento degli aerei. Epperò vari analisti nordamericani ritengono improbabile ogni tentativo di arresto. L’obiettivo principale è politico e psicologico: aumentare la pressione e isolare Cuba.

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