Il dialogo tra Stati Uniti e Cuba cambia rotta. Funzionari del Dipartimento di stato statunitense hanno incontrato all’Avana i vertici dell’Isola. Tra i presenti per la controparte cubana c’era Raúl Guillermo Rodríguez Castro, “El Cangrejo”, nipote e portavoce dell’ex presidente Raúl Castro. Washington non cerca più la distensione dell’era Obama. L’Amministrazione del presidente Donald Trump considera l’economia cubana in «caduta libera» e potrebbe aver presentato un ultimatum. Gli Stati Uniti chiedono riforme precise in cambio di aperture. Ovvero, la liberazione dei prigionieri politici, l’apertura di internet tramite il sistema satellitare Starlink, libere elezioni e libertà economiche, indennizzi per le proprietà confiscate dopo la Rivoluzione.
Il messaggio di Washington, per quanto assurdo e paradossale, è chiaro: gli Stati Uniti non accetteranno minacce alla sicurezza nazionale a sole 90 miglia dalle proprie coste, e lo stesso Trump ha promesso una «nuova alba per Cuba», durante un recente comizio a Phoenix. La risposta dei leader cubani alle richieste di Washington è stata sinora di chiusura. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha dichiarato che il popolo è pronto a combattere, e Mariela Castro, figlia di Raúl, ha confermato che il regime si prepara «al peggio». Intanto un sondaggio del “Miami Herald” rileva che il 79% dell’esilio cubano è favorevole a un intervento militare.







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