Nel corso dell’ultimo soggiorno in Madagascar – in cui abbiamo assistito al colpo di stato militare contro il presidente Andry Rajoelina – ci eravamo ripromessi di seguire le complesse fasi della transizione istituzionale, e del relativo riposizionamento geopolitico del Paese insulare. E tuttavia le contemporanee vicende nel Continente americano ci hanno obbligato, e ci stanno obbligando, a tenere d’occhio le mire espansionistiche e le brame dell’Amministrazione statunitense. In particolare, ad attrarre la nostra attenzione, è l’attuale politica di Washington nei confronti di Cuba: un blocco petrolifero di fatto che ha l’obiettivo di provocare fame e sofferenza tra la popolazione.
Presso il Dipartimento di stato c’è, infatti, la speranza che le rinnovate afflizioni, che soffrono i cittadini cubani, possano innescare dei tumulti, in grado di sovvertire il sistema politico locale. Una condotta che – al di là della contrarietà al principio di non ingerenza – è manifestamente ripugnante, odiosa, viscida e immorale. Il portale, anche e soprattutto attraverso una nostra presenza sul campo, cercherà di monitorare i possibili cedimenti del potere locale, o al contrario la sovrumana resistenza della società civile. Insomma, osserveremo anche l’eventuale emergere di un’analoga “Delcy Rodríguez” avanera, che possa ricordare l’attuale presidente ad interim del Venezuela.
(Continua).







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