Giorni fa è uscito il Rapporto 2026 dell’organizzazione Amnesty International, che nella sezione dedicata a Cuba punta il dito soprattutto contro i blackout e la crisi energetica, che hanno peggiorato l’accesso a salute e istruzione. Sul banco degli imputati, e non poteva essere altrimenti, anche la repressione del dissenso e le «condizioni di detenzione disumane». Segue l’incipit del documento. «Repubblica di Cuba. Blackout elettrici hanno avuto ripercussioni sul diritto alla salute e all’istruzione. L’accesso al cibo e ai farmaci forniti dal sistema sanitario nazionale si è significativamente deteriorato. È continuata la sistematica repressione del dissenso e delle riunioni pacifiche.
Sono persistite le detenzioni arbitrarie. Diniego dei diritti umani, tortura e trattamento crudele, disumano o degradante erano prassi comune nelle carceri. Le donne impegnate nell’attivismo e nella difesa dei diritti umani hanno subìto forme di repressione legate al genere. Contesto. La crisi economica ha continuato a peggiorare, tra l’implementazione di nuove misure economiche e di riforme nel settore privato incomplete. A maggio, l’ufficio nazionale di statistica e informazione ha riconosciuto l’esistenza di una grave crisi demografica e l’impatto della migrazione in uscita dal paese sul calo della popolazione. A luglio è stato approvato il codice dell’infanzia, adolescenza e gioventù».







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