La catena spagnola Meliá hotels international ha annunciato la cessazione immediata della gestione (e della commercializzazione) di 15 hotel a Cuba. La decisione arriva in vista della scadenza – fissata dagli Stati Uniti – per interrompere i rapporti con il gruppo Gaesa (Grupo de administración empresarial sociedad anónima): il destinatario delle nuove sanzioni trumpiane. Meliá segue così altre imprese straniere, che stanno ridimensionando o abbandonando la presenza nell’Isola. Per Cuba si tratta di una perdita dolorosa: Meliá non è un operatore qualsiasi. Negli Anni novanta, durante il Periodo speciale, il gruppo fu uno dei protagonisti dello sviluppo turistico dell’Isola.
In una fase di crisi, gli investimenti della catena contribuirono a costruire un modello, che per decenni ha rappresentato una delle principali fonti di valuta. La società sostiene che l’impatto sarà limitato, poiché molti degli alberghi interessati risultavano già chiusi o scarsamente operativi. La ritirata di uno dei partner storici del turismo conferma le difficoltà del settore, colpito dal calo degli arrivi internazionali, dalla crisi energetica e dall’inasprimento delle sanzioni. Le nuove misure di Washington sono evidentemente parte di una strategia di soffocamento, volta a provocare il collasso del sistema politico. Un assedio moderno che punta a isolare Cuba, e a ridurne progressivamente le entrate.







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