(Prosegue). Per evitare possibili incendi dovuti all’impianto elettrico antiquato, si deciderà quell’anno di chiudere la struttura. Poi arriva la crisi degli Anni novanta, il Período especial, e l’edificio resterà chiuso e in stato di abbandono. Negli Anni duemila il suo degrado cresce, anche se in seguito fu di fatto usato da una compagnia di mimi. Oggi l’area è un immondezzaio a cielo aperto. I rifiuti occupano l’angolo e si estendono lungo la strada. Senza raccolta regolare, molti abitanti bruciano la spazzatura. Si registrano fumo, cattivi odori, e il problema riguarda la salute pubblica. La crisi è legata soprattutto alla carenza di carburante: le restrizioni statunitensi sulle forniture energetiche, rafforzate dal blocco petrolifero, hanno colpito i servizi urbani, e la raccolta dei rifiuti è tra i più danneggiati.

Nel ’19 il Governo aveva annunciato un piano di rilancio con fondi giapponesi, per circa dieci milioni di dollari. Erano stati consegnati camion e attrezzature. Scarsi però i risultati. Nel 2025 e nel 2026, nell’area, si sono viste operazioni straordinarie di pulizia, con l’impiego di militari. Gli interventi non hanno però risolto il problema in modo definitivo. L’angolo Consulado y Virtudes, nel barrio Colón di Centro Habana, resta un termometro della situazione nazionale, e da luogo di spettacolo e identità culturale si è trasformato in simbolo della crisi.

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