«Il Governo segue con la massima attenzione la grave crisi politica, economica e sociale che sta attraversando Cuba. Negli ultimi cinque anni, oltre un milione e mezzo di persone ha lasciato il Paese, un segno questo evidente di una situazione non più sostenibile». «La posizione dell’Italia è chiara, sosteniamo con convinzione la prospettiva di un futuro democratico e di libertà per il popolo cubano. Auspichiamo che le Autorità cubane avviino un percorso credibile di riforme non più rinviabili per democratizzare il sistema istituzionale e offrire nuove prospettive al Paese e l’Italia è pronta a fare la sua parte insieme ai partner europei e alla comunità internazionale per accompagnare questo percorso pacifico di necessaria trasformazione».
E poi «accanto all’azione politica resta forte il nostro impegno sul fronte umanitario. Cuba è un paese prioritario per la cooperazione allo sviluppo, abbiamo in corso 28 iniziative per circa 45 milioni di euro». Così Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Che stava rispondendo – durante il question time alla Camera – a un’interrogazione di Alleanza verdi e sinistra. E dunque innanzi a una domanda sull’eventuale impegno – nello stoppare l’embargo energetico – il politico non è stato capace di menzionare gli Stati Uniti, che ne sono la causa. Senza parole.







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