I deputati democratici degli Stati Uniti, Pramila Jayapal e Jonathan Jackson, hanno visitato Cuba per cinque giorni. Al termine del viaggio, hanno definito il blocco del petrolio un «castigo collettivo crudele». Secondo i legislatori, la misura aggrava l’embargo e causa «una sofferenza incalcolabile». I due esponenti del Congresso hanno denunciato con forza la situazione: «Il blocco illegale di combustibile si somma all’embargo più prolungato della storia mondiale». Durante i sopralluoghi, hanno visitato ospedali in crisi e neonati a rischio per i continui blackout. Jayapal e il figlio del reverendo Jesse Jackson hanno incontrato vari settori della società civile, e tutti gli interlocutori hanno chiesto la fine dell’embargo.
Dopo i colloqui, hanno dichiarato: «Non crediamo che la maggior parte degli americani desideri che questo tipo di crudeltà continui a essere perpetrato a loro nome». La politica di Washington verso l’Avana è stata giudicata «obsoleta», un retaggio della Guerra fredda che causa sofferenza. I due membri della Camera dei rappresentanti chiedono un cambio di rotta immediato, attraverso «negoziati genuini» tra i due Paesi. Nonostante la crisi energetica, la delegazione ha registrato segnali di apertura, come le riforme economiche e la liberazione di 2000 prigionieri. Per i deputati, però, il futuro dell’Isola resta legato alla fine delle sanzioni statunitensi.







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