Il Governo di Cuba – secondo il viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío – ha proposto di risolvere il conflitto sulle nazionalizzazioni – quelle avvenute dopo la Rivoluzione – con un «accordo di pagamento globale». Si tratta di una procedura standard, già usata col Canada (1980), il Regno unito (1978), la Francia (1967), la Spagna (1967), la Svizzera (1967). L’idea è semplice: Cuba e gli Stati Uniti devono negoziare una cifra definitiva. Una volta stabilita la somma, l’Avana versa il denaro al Tesoro statunitense. Sarà poi il Governo degli Stati Uniti a distribuire i fondi – tra i cittadini e le imprese che hanno perso i beni – in modo proporzionale. Il problema principale riguarda l’entità del debito: il valore originale era di 1,9 miliardi di dollari.

Tuttavia, con gli interessi accumulati negli anni, la cifra supera oggi i nove miliardi. Cuba non può pagare una somma così alta. Gli esperti suggeriscono quindi che ci si accordi affinché sia pagato solo il valore originale, senza interessi. Per rendere il pagamento fattibile, si propone di dividere i creditori in due gruppi. I piccoli risparmiatori, la maggioranza, sarebbero pagati subito: riceverebbero rate annuali, spalmate su dieci anni, senza interessi. Le multinazionali, invece, riceverebbero un pagamento ridotto. O potrebbero uscire dall’accordo, negoziando direttamente con Cuba nuovi patti commerciali.

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