Paypal ha un talento raro: riesce a trasformare un normale pagamento a WordPress in un caso internazionale. Basta che compaia la parola “Cuba” e l’algoritmo entra in modalità panico. Risultato: sospensioni a raffica, utenti costretti a giurare di non essere emissari del Governo cubano, associazioni umanitarie trattate come se stessero contrabbandando plutonio. E perfino chi paga un abbonamento Premium si ritrova a spiegare che no, WordPress non è un alias del Ministero degli Interni dell’Avana. Alla fine tutto si sblocca, certo; ma resta l’impressione che l’algoritmo di Paypal abbia una geopolitica semplice: se vede “Cuba” blocca, e se vede “L’Avana” blocca.

E questo è capitato anche a noi pochi giorni fa, quando abbiamo pagato WordPress, per il servizio Premium di questo nostro portale ( http://www.havana-express.com ): ansiosi, volevano sapere cosa significasse la parola «havana». La traversia ha colpito anche una raccolta fondi umanitaria, organizzata per Cuba dal sindacato Unione sindacale di base (Usb). Lo spiega il servizio «Paypal blocca le sottoscrizioni in solidarietà con Cuba. Non c’è fine alla malvagità dell’imperialismo», pubblicato sullo stesso sito dell’Usb. Segue l’incipit. «Il sindacato USB ha lanciato una campagna di sottoscrizione per sostenere i lavoratori cubani, stritolati da un criminale blocco economico, che mira a colpire direttamente la popolazione cubana».

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